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Laos

Perché andare

Secondo Tiziano Terzani, il Laos non è un posto, è uno stato d'animo; per i globe trotter è un mondo unico e ipnotizzante.
L'antico “regno di un milione di elefanti” è una striscia di foreste intrappolata tra Vietnam e Thailandia; a renderne accentuato l'isolamento ci pensano da una parte la catena dei monti Annamiti, che percorre il paese per metà della sua lunghezza, dall'altra il grande Mekong, che scorre lungo il confine con la Thailandia.
Nell'aspro e montuoso territorio dell'alto Laos si addensano foreste rigogliose e quasi inaccessibili, poco adatte all'insediamento umano, e per questo in gran parte ancora rigogliose. Tuttavia, le aree destinate alla conservazione della biodiversità coprono una minima pare del territorio e l'ambiente, per quanto ricco di vita, deve affrontare molte minacce, come la caccia indiscriminata e il disboscamento illegale.

Cuore pulsante della nazione è il Mekong, che a valle della capitale diventa navigabile. Il grande fiume è ancora la principale via di comunicazione; lo attraversano quotidianamente le barche dei pescatori, le chiatte cariche di riso e le strette e lunghe slow-boat, con i ponti in legno lucido, le sedie in rattan e le panche riparate da tetti sovrapposti.
Risalire il Mekong a bordo di questa sorta di autobus del fiume è come viaggiare in una dimensione fuori dal tempo: davanti agli occhi, nell'aria calda e umida, scorre un paesaggio di fitta giungla, risaie a terrazza, villaggi rurali e montagne avvolte nella foschia, laggiù in lontananza.

Paksé, nel sud del paese, è una delle porte d'accesso all'area di Si Phan Don: qui il Mekong entra in Cambogia formando spettacolari cascate e rapide vorticose, qui s’infranse il sogno coloniale francese di una via navigabile tra Cina e India.
Prima di raggiungere le rapide, il Mekong s’impigrisce e si dilata in un vasto delta interno, largo 14 chilometri. Bracci d’acqua e canali creano uno scenario naturale incantevole, fatto di migliaia di isolotti, banchi di sabbia e alberi semi sommersi.
Alcune isole sono poco più di una roccia con un ciuffo di vegetazione sopra, altre hanno villaggi, strade in terra battuta e monasteri buddisti. Potete dividervi tra Don Khong e Don Khone, isolette dal fascino quieto; molto più animata e meno autentica è invece Don Deth, dove ci sono molti rifugi per escursionisti. In questa zona vengono organizzate escursioni per avvistare il rarissimo delfino d’acqua dolce Irrawaddy; ma è una fortuna riservata a pochi perché, anche se protetta, la popolazione dei delfini è ridotta ad un numero esiguo di esemplari.
Paksé è anche l'animata capitale del sud, un centro importante, in pieno e disordinato sviluppo, dove è facile trovare alloggio.
Poco lontano ci sono le rovine del Wat Phu, una delle prime città sacre del regno khmer. Al tempio, che sorge rialzato alle spalle di una montagna, si accede con una faticosa salita tra profumati alberi di frangipane; ma il fascino delle pietre antiche e l'eleganza di bassorilievi e decori ripagano ampiamente lo sforzo.

Il luogo più visitato del Laos è Luang Prabang, che abbraccia la penisola creata dalla confluenza del Mekong con il Nam Khan, suo maggior affluente. La città imperiale è un tripudio di pagode dai tetti rossi, templi carichi d'oro e scoloriti palazzi francesi d'epoca coloniale, è un tintinnare di gong che scandiscono il salmodiare di giovani monaci, è profumo d'incenso, mango e tamarindo.
Lungo l'asse principale, la Tanom Sisavangvong, scorrono le sontuose facciate del Wat Mai Suwannaphumaham e del Wat Kien Muang. In fondo alla penisola spuntano i tetti spioventi fino a terra e la profusione d'oro del complesso più antico e sontuoso di Luang Prabang, il Wat Xieng Thong, costruito alla confluenza dei due fiumi; il giro canonico prevede infine la salita al Wat Phu Si, che si erge su una collinetta di un centinaio di metri ed è particolarmente suggestivo al tramonto.
Il centro di Luang Prabang non è solo templi, stupa e Buddha dall'eterno sorriso; sulle vie cittadine si aprono centinaia di negozi, boutiques, guesthouses e caffetterie, mentre al calar della sera la scena è occupata dalle bancarelle del mercato artigianale.

Vientiane, la piccola capitale della Repubblica Popolare Democratica del Laos, è un angolo di antico oriente in pieno fermento. In città si trova di tutto: larghi viali alberati, pâtisserie che diffondono il profumo di dolci e baguette appena sfornati, stupa, bellissimi templi e locali per tutti i gusti, pieni di giovani. Un ambiente dal sapore internazionale, un'antica raffinatezza di marca francese e il persistente odore di povertà e sporcizia tipico del sud est asiatico.
Nella periferia sud di Vientiane un imponente viadotto sul Mekong unisce il Laos alla Thailandia: inaugurato nel 1994 l'hanno battezzato Ponte dell'Amicizia ma i laotiani lo chiamano Ponte dell'AIDS. Sull'altra sponda c'è tutto un altro mondo.

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