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Botswana


La natura grandiosa del Kalahari e del delta dell'Okavango e la fruibilità di parchi e riserve fanno del piccolo Botswana una delle più mete più interessanti dell'Africa australe.
Più che un vero e proprio deserto, il Kalahari è una zona semiarida mista a savana, dove si sviluppano arbusti spinosi, acacie e altra vegetazione perfettamente adattata alla siccità; ma dopo l'estate, con l'arrivo della breve stagione delle piogge, il terreno bruciacchiato si ricopre di un ricco manto erboso, che fa da richiamo a mandrie di erbivori e ai loro predatori.

Il nucleo centrale di questo deserto è il Central Kalahari Game Reserve, un'area sottoposta a tutela già dal 1961, quando il Botswana era ancora un protettorato britannico. Nata per proteggere il territorio dei boscimani, la riserva è diventata una delle principali attrazioni turistiche del paese, dopo il delta dell'Okavango e il parco Chobe. Quanto allo sparuto gruppo dei boscimani, la questione è ancora in parte irrisolta.

Da quando il Botswana si è guadagnato l'indipendenza dagli inglesi, ottenuta peraltro in modo pacifico, non ha mai preso le armi, ha avuto elezioni trasparenti e gode di una certa democrazia. Un bel successo, se si considera il quadro generale del continente africano. Una posizione speciale il Botswana la ricopre anche sotto il profilo economico: la sua competitività cresce, tanto da essere uno dei pochissimi stati africani classificato come paese a medio reddito.
La forza trainante del PIL viene dai diamanti, il Botswana ne è il maggior produttore mondiale; ma come spesso accade, i proventi non sono ugualmente distribuiti e una quota significativa di popolazione non ha ancora accesso all'acqua e alle altre risorse di prima necessità. Quantomeno, il commercio di diamanti non ha scatenato quei processi sanguinari a cui si è invece assistito in altri paesi, come la Sierra Leone, tanto per citare l'esempio più noto.

Il Botswana protegge il 40% del suo territorio e adotta strategie che cercano di conquistare un turismo di élite e di basso impatto, con una certa attenzione anche al turista eco-indipendente a cui piace visitare il paese e le sue riserve con la formula del self drive safari. Una destinazione di nicchia, il Botswana, che applica limitazioni negli ingressi ai parchi e fornisce servizi cari ma di buon livello e, come contropartita, offre praticamente intatta tutta la sua ricchezza naturale.
Nel parco Chobe, famoso in tutto il mondo per la sua popolazione di elefanti, vivono oltre 100.000 esemplari, la più alta concentrazione di tutta l'Africa. Nel delta dell'Okavango, un dedalo di canali e corridoi di acqua che si perdono nelle sabbie del Kalahari, si conserva un bioma umido tra i più ricchi di fauna al mondo.

Per rafforzare la propria identità, al di là degli animali selvatici e dei safari nei parchi, il Botswana promuove l'immagine esotica e accattivante della minoranza etnica boscimane. Diffusa in gran parte dell'Africa meridionale da più di 20.000 anni, questa popolazione nomade di pastori e cacciatori-raccoglitori è stata variamente sterminata o assimilata ed è oggi ridotta a lumicino: qualche migliaio, un destino simile a quello dei pigmei dell'Africa centrale o di altre popolazioni native.
Nel 2006 i boscimani, sostenuti da alcuni organismi internazionali, vincono la causa contro il governo che li aveva costretti ad abbandonare i territori della riserva del Kalahari, ricollocandoli in squallide zone segregate: la motivazione era che il loro stile di vita, ormai convertito, stesse minacciando il delicato ecosistema del parco. Nonostante i diritti territoriali dei boscimani siano stati finalmente riconosciuti, segnale positivo peraltro impensabile altrove, alcuni nativi continuano a denunciare minacce e persecuzioni da parte delle forze governative motivate, pare, dalla presenza di giacimenti diamantiferi. Una macchia per il Botswana e per la sua ottima reputazione internazionale.

La soluzione più ovvia sarebbe integrare i boscimani nei circuiti turistici, come depositari della conoscenza del bush. Tuttavia, la strada verso un ecoturismo sostenibile, e che non sia solo di facciata, è tutta in salita. Almeno fino a quando la popolazione locale non arriverà a controllare direttamente i progetti, partecipandovi con un ruolo di maggiore responsabilità.
Per ora, qui come in altre zone del mondo, i boscimani si adattano a vestire i panni dell'ultimo primitivo, ad uso e consumo di qualche gruppo di etnoturisti e con buona pace dell'evidente perdita di identità e del patrimonio culturale originario.

continua a leggere: Perché andare - cosa puoi fare e cosa puoi vedere

     


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