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Bahamas


Senza contare i cayos, i banchi di sabbia affioranti e le terre grandi poco più di scogli, le Bahamas sono oltre settecento isole. Il mare è uno dei più spettacolari al mondo, lo dicono persino gli astronauti, che l'hanno ammirato dalle alte quote: è per la scarsa profondità, che dona all'acqua un colore turchese smagliante, unico e particolare.
Le Bahamas saranno pure invase dai turisti e regno dei mega alberghi, delle case da gioco, dello shopping. Ma offrono anche soluzioni diverse, basta allontanarsi da Nassau e Grand Bahama per trovare rifugi idilliaci e perdersi nella quieta vita dei Tropici.
Cosa trova il turista? Efficienza americana, atmosfere britanniche e vivacità caraibica. E i residenti? Loro non sono né americani né inglesi, ma semplicemente bahamiani. In questo arcipelago la gente ha di che vivere felice: hanno realizzato il connubio ideale tra le comodità del vivere moderno e una filosofia di semplicità e naturalezza. Forse per questo sono sempre di buon umore.

Se non amate crogiolarvi al sole, in un clima di eterna e calda primavera, le Bahamas non fanno per voi. Queste isole sono la destinazione balneare per eccellenza: le acque che le bagnano sono limpide come il cristallo e abbracciano lunghe e morbide spiagge bianche.

Sulla mappa geologica le Bahamas si identificano come la parte emergente di una piattaforma calcarea, che si estende per 900 chilometri a sud-est della Florida. Le isole e gli isolotti formano un arco di cerchio che separa l'oceano Atlantico dai bassi fondali e i banchi corallini del mar delle Antille: gli spagnoli lo chiamarono il mare basso, Baja mar ovvero Bahamar, termine da cui deriva il nome dell'arcipelago.

Il primo ad arrivare fu Cristoforo Colombo: proprio quando sembrava che il sogno del Nuovo Mondo dovesse infrangersi, si trovò sulla rotta una delle tante isolette delle Bahamas, San Salvador.
I conquistadores non diedero molta importanza ai lidi immacolati, ma poveri di oro e di ricchezze, delle Bahamas e si diressero presto altrove, non prima però di aver ridotto alla schiavitù e sterminato gli indigeni lucayan, che pure li avevano accolti con benevolenza.
Dopo gli spagnoli furono i pirati a prendere possesso del territorio: il Bahamas Channel era quel collo d'imbuto naturale, che i galeoni spagnoli dovevano attraversare per catturare i venti che li avrebbero spinti fino in Europa. Motivo sufficiente perché il dedalo di secche delle Bahamas fosse il rifugio più conteso dai vari Barbanera, Morgan, Bonner, Black Bart Roberts e altri pirati sanguinari.
La roccaforte della filibusta passò poi nelle mani degli inglesi, che ebbero ragione dei pirati e si tennero le Bahamas dalla seconda metà del seicento fino all'indipendenza, proclamata nel 1973.
Oggi il nutrito gruppo di isole fa parte del Commonwealth e dell'eredità lasciata dai britannici se ne ritrovano diverse tracce nelle leggi, nei sistemi di amministrazione e nel complesso di edifici della vecchia Nassau, dove ci sono ancora splendidi esempi di architettura coloniale.

Ma a dare l'impronta attuale alle Bahamas ci hanno pensato gli americani, a cui si deve la nascita del turismo di massa; prima era d'élite, riservato al jet set internazionale, a qualche ricco britannico e a personaggi come Hemingway, che frequentava Bimini già negli anni Trenta.
Poi arrivarono i finanzieri statunitensi, che non potendo più investire nella Cuba di Fidel Castro, si presero la briga di trasformare questo angolo pacifico e assolato, per giunta vicino casa, in porto franco e grande parco dei divertimenti.
I primi massicci insediamenti turistici sono nati nell'isola più vicina alla Florida, Grand Bahama, dove c'è il Princess Casinò, una delle case da gioco più grandi del mondo, oltre a duemila residence, più di diecimila camere d'albergo e un distretto dello shopping, l'International bazar, da quarantamila metri quadrati. Non è da meno New Providence, e soprattutto Paradise Island, altra mecca del turismo omologato, collegata a Nassau da un ponte.

Se i turisti, che vengono quasi tutti dagli Stati Uniti, sbarcano a frotte nelle isole maggiori, le Out Islands restano, di nome e di fatto, fuori dal grande circo dei divertimenti.
Alcune sono isole private, elette a rifugio dal miliardario di turno, altre sono riservate a chi può permettersi un resort a cinque o più stelle. Ma sono centinaia gli isolotti corallini dove la pesca è ancora la principale attività della popolazione e le spiagge sono candide, silenziose e prive di cemento.
Qui si trovano luoghi di una bellezza paradisiaca e tesori naturalistici, come la spettacolare barriera corallina di Andros e il Victoria Point Blue Hole, che si apre sul fondale marino e protegge pareti quasi verticali e passaggi angusti.
Qui si trovano spiagge che accendono la fantasia, come quelle di Eleuthera, che al tramonto si colorano di rosa, o delle Exuma, amate dai sub e dai velisti, o ancora Treasure Cay, nel gruppo delle Abaco, annoverata tra le 10 spiagge più belle del mondo.
Ogni isola è un'entità a sé, ma tutte hanno in comune i bassi fondali racchiusi dal reef e quella straordinaria limpidezza dell'acqua, dovuta alla mancanza di fiumi, che fa penetrare i raggi del sole favorendo un'esplosione di vita marina.

Una vacanza a due velocità, mai uno slogan turistico è stato così azzeccato. La vicinanza reciproca delle isole bahamiane concede a chiunque la scelta: perdersi in un travolgente carosello di folla oppure ritrovarsi in un angolo di assoluta tranquillità.
Sempre però con internet, il telefono e la TV, perché qui non siamo all'altro capo del mondo e i paradisi in terra esistono solo negli sogni.

continua a leggere: Perché andare - cosa puoi fare e cosa puoi vedere

     


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