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Dossier Tropici

Figlie di un dio minore

Un miliardo di persone nei paesi tropicali è affetto da una o più malattie parassitarie. Vale a dire un sesto della popolazione globale.
Alle nostre latitudini sono rare e la frequenza con la quale tali malattie vengono contratte dai viaggiatori è, in generale, modesta. E' invece altissima la percentuale di malati nella popolazione locale che vive in condizioni igieniche precarie; non c'è persona povera nei paesi dell'Africa sub sahariana, del sudest asiatico e dell'America latina che non debba fare i conti con un'infezione parassitaria o batterica debilitante. Ed è proprio la caratteristica di colpire la cintura della povertà che ha fatto meritare loro il nome di malattie tropicali dimenticate (Neglected Tropical Diseases).
Si tratta di patologie croniche, trasmesse dagli insetti o dal contatto con acque e suolo contaminati, che causano danni devastanti: come l'elefantiasi, che provoca terribili deformazioni agli arti, l'anchilostomiasi che determina gravi anemie e arresto della crescita, o l'oncocercosi che porta alla cecità. Il più delle volte queste malattie non sono letali ma producono, oltre alla debilitazione fisica, un ritardo nello sviluppo intellettuale e cognitivo. Segnano perciò il futuro delle popolazioni colpite, compromettono la capacità di lavorare degli adulti e influenzano drammaticamente la crescita e l'apprendimento nei bambini. In altri termini, sono patologie che contribuiscono ad alimentare quel circolo vizioso di povertà, dal quale esse stesse derivano.
E' stato calcolato che l'impatto della malattie tropicali trascurate, misurato in termini di anni di vita persi per disabilità e cattivo stato di salute, è equivalente, se non più esteso, di quello provocato da piaghe come l'AIDS, la malaria e la tubercolosi.
Peter Jay Hotez, che dirige il dipartimento di medicina tropicale della George Washington University ed è presidente del Sabin Vaccine Institute, fa il punto delle sette infezioni parassitarie e batteriche più diffuse nei paesi della cintura tropicale, in un articolo pubblicato nel numero di marzo di "Le Scienze".

Ascaridiosi (o ascaridiasi)
Colpisce 800 milioni di persone nel mondo. E' provocata da vermi parassiti, lunghi da 12 a 35 centimetri, che s'installano nell'intestino tenue della persona infetta. La trasmissione avviene per ingestione delle uova del parassita, presenti nel terreno contaminato da liquami, attraverso verdure o altri cibi consumati crudi e, in generale, in condizioni di scarsa igiene dei luoghi. Provoca blocco della crescita e danni alle capacità cognitive nei bambini; negli adulti può determinare broncopolmoniti, peritoniti e occlusioni intestinali. Per la terapia si utilizzano mebendazolo e albendazolo.

Anchilostomiasi
Colpisce 600 milioni di persone nel mondo. E' una malattia parassitaria causata dagli anchilostomi, vermi cilindrici lunghi poco più di un centimetro, dotati di un apparato boccale che si fissa alla mucosa dell'intestino della persona infetta, determinando una perdita cronica di sangue. Nei bambini l'anemia influisce anche sull'accrescimento fisico e sullo sviluppo mentale. Il contagio avviene mediante la penetrazione attraverso la cute delle larve del parassita, presenti nel terriccio caldo umido; la malattia si acquisisce camminando a piedi nudi oppure toccando il terreno o la vegetazione con le mani, mentre la trasmissione per via alimentare è molto rara. Il trattamento si basa sulla somministrazione di mebendazolo e albendazolo; è in corso la sperimentazione di un vaccino contro le infezioni da anchilostomi e schistosomi che, se venisse approvato, potrebbe risolvere i casi di fallimento dovuti alla resistenza del parassita al farmaco.

Trichiuriasi (o tricocefalosi)
Colpisce 600 milioni di persone nel mondo. Responsabili dell'infestazione sono i trichiuridi, vermi nematodi di piccole dimensioni che vivono nel colon della persona infetta. Provoca coliti e malattie infiammatorie croniche dell'intestino, con forme più gravi nei bambini. La trasmissione avviene attraverso l'ingestione di alimenti contaminati dalle uova del parassita. Viene trattata con mebendazolo e albendazolo, gli stessi farmaci usati per altre malattie da elminti.

Schistosomiasi
Colpisce 200 milioni di persone nel mondo, il 90% delle quali vive nell'Africa subsahariana. La schistosomiasi è causata da vermi del genere Schistosoma, lunghi da 1 a 2 centimetri, che compiono la prima parte del loro sviluppo in alcuni molluschi di acqua dolce; le larve infestanti del parassita, chiamate cercarie, penetrano poi nell'uomo attraverso la pelle, durante il bagno nei fiumi e nei bacini d'acqua tropicali, e vanno a infestare le vene della vescica, dell'intestino o di altri organi, secondo la specie. Sebbene i vestiti ritardino la penetrazione nella cute, le cercarie riescono anche ad attraversare la barriera degli indumenti. I sintomi classici della malattia, come la perdita di sangue dalle urine e dalle feci, possono comparire mesi dopo il contagio; la forma cronica causa malnutrizione, arresto della crescita, anemia e colite emorragica. Il farmaco più attivo nei confronti delle diverse forme è il praziquantel.

Filariasi linfatica (o elefantiasi)
Colpisce 120 milioni di persone nel mondo. La malattie è provocata dalle filarie, vermi che, allo stadio adulto, raggiungono una lunghezza variabile tra 2 e 10 centimetri. Vengono veicolati nell'uomo dalla puntura delle zanzare che fanno da vettori per le larve del parassita. Una volta penetrati nell'organismo vanno ad ostruire i vasi linfatici di gambe, braccia e organi genitali. La forma più evidente e deturpante è un imponente rigonfiamento degli arti, a cui si deve il nome di elefantiasi dato alla malattia. Il trattamento con invermectina o dietilcarbamazina è efficace nelle fasi precoci della malattia.

Tracoma
Colpisce 60-80 milioni di persone nel mondo. E' causata da una clamidia, un batterio parassita che invade la congiuntiva e deforma la palpebra, portando alla cecità. Si trasmette prevalentemente per contatto delle secrezioni congiuntivali infette, attraverso mani o indumenti e oggetti contaminati; nei paesi tropicali le mosche contribuiscono alla propagazione dell'infezione. Si cura con azitromicina.

Oncocercosi (o cecità dei fiumi)
Colpisce tra i 30 e i 40 milioni di persone nel mondo. La malattia è trasmessa da una mosca nera, appartenente al genere Simulium, che attraverso la puntura inocula nell'uomo la larva di un verme simile alla filaria. Il parassita si localizza prevalentemente sulla cute della persona infetta ma può migrare nell'occhio, causando lesioni di vario tipo, fino alla cecità. Insieme al tracoma, l'oncocercosi rappresenta la causa più frequente di cecità nelle popolazioni africane. Deve il suo nome all'elevata prevalenza della malattia nelle zone che si trovano in prossimità di fiumi, ruscelli, cascate e acque ben ossigenate, dove vive e si riproduce la mosca vettore. Può essere efficacemente trattata con ivermectina.


Quanto costano le cure
Gli interventi terapeutici per curare, e in alcuni casi anche prevenire, l'impatto di queste malattie sulle popolazioni sono in gran parte efficaci e a basso costo. Molti di questi farmaci costano meno di dieci centesimi.
Ad esempio, una sola pillola di ivermectina, somministrata una volta l'anno ai gruppi di popolazione ad alto rischio, è sufficiente a proteggere dall'oncocercosi. Il controllo di questa malattia potrebbe superare uno dei principali ostacoli allo sviluppo agricolo di molte zone dell'Africa equatoriale, dal Sahara meridionale fino all'Angola e alla Tanzania; invece, per sfuggire alla "cecità dei fiumi" i contadini abbandonano le zone rurali fertili attorno ai fiumi e migrano verso terreni meno produttivi.
Grazie ad alcuni programmi di distribuzione di massa, condotti dall'OMS in collaborazione con le autorità sanitarie locali, si è potuto ridurre il tasso di cecità in 11 paesi africani; analoghi programmi hanno ottenuto eccellenti risultati nella lotta contro la schistosomiasi e la filariasi linfatica. Tuttavia la distribuzione di farmaci raggiunge meno del 10% delle persone bisognose di cure.
Una possibile risposta al problema potrebbe trovarsi nella somministrazione simultanea di pacchetti di farmaci antiparassitici, forniti in una confezione unica, al costo di 50 centesimi l'anno. Molte di queste malattie sono infatti presenti contemporaneamente in una stessa area e perciò diverse comunità sono affette da infezioni multiple. Semplificare la distribuzione diminuirebbe il carico di lavoro degli operatori sanitari e renderebbe più semplice la sorveglianza sui fenomeni di resistenza.
Secondo una stima fatta da Hotez e colleghi, per ridurre l'impatto delle sette malattie tropicali più diffuse nei 56 paesi dove queste patologie sono endemiche, basterebbero 2-3 miliardi di dollari per i prossimi 5-7 anni. Una cifra trascurabile, soprattutto se confrontata con il beneficio, in termini di salute e di sviluppo, per il miliardo e più di persone colpite.
Durante l'ultimo G8 sono stati promessi 20 miliardi di dollari all'Africa; facendo due conti si tratta di pochi spiccioli, circa 5 euro a testa l'anno. Per trattare un singolo paziente infettato da HIV servono 200 dollari l'anno, e la stessa quantità di denaro è necessaria per un malato di tubercolosi; i medicinali che servono a curare un episodio di malaria costano dai 7 ai 10 dollari.
Le organizzazioni mondiali, i donatori e i governi dei paesi sviluppati concentrano i propri sforzi su queste malattie, che fanno più morti. Le altre, lo spiega la stessa definizione, sono "malattie che, sotto vari aspetti, non godono dell'attenzione che meriterebbero". Malattie tropicali della povertà e dunque dimenticate.


Altre malattie di serie B
L'elenco delle malattie tropicali dimenticate non si limita alle prime sette, pur essendo queste le più diffuse. C'è un altro gruppo, che comprende la tripanosomiasi africana (malattia del sonno), l'ulcera di Buruli e la tripanosomiasi americana (morbo di Chagas), per le quali mancano strategie terapeutiche efficaci; quelle che ci sono, costano o sono potenzialmente tossiche.

Il morbo di Chagas uccide ogni anno 14mila persone; secondo una stima di MSF, ci sono tra i 10 e 15 milioni di malati di Chagas nel mondo. La malattia è causata da un parassita, il Tripanosoma cruzi, che viene trasmesso all'uomo dalla puntura di diverse specie di cimici ematofaghe, ampiamente diffuse nei paesi dell'America latina. Solo una parte delle persone infette manifesta sintomi clinicamente evidenti; ma quando la malattia cronicizza, si sviluppa nel paziente una grave dilatazione cardiaca che può risultare fatale.
Il Chagas è un classico esempio di malattia della povertà; le cimici infette crescono e si riproducono in ambienti domestici con scarse condizioni igieniche e colpiscono perciò individui che vivono negli strati più bassi della piramide socio-economica. Da malattia endemica nelle zone rurali dell'America latina, si è progressivamente spostata a nord, raggiungendo i quartieri degradati dei paesi sviluppati; negli Stati Uniti, ad esempio, è una delle infezioni parassitarie più comuni tra gli ispanoamericani.

E infine, la lebbra, una delle malattie più antiche, che solo a nominarla suscita paura e ripugnanza. Tanto temuta in passato per le devastanti deformità che imprimono un marchio a vita nelle persone colpite, è diventata un problema ignorato; e che però esiste tuttora, sebbene se ne conoscano cause e terapie.
Le stime ufficiali parlano di circa 250mila nuovi casi diagnosticati di lebbra l'anno; ma diverse organizzazioni che lavorano nei paesi sottosviluppati ritengono che le cifre siano ampiamente sottostimate. I paesi a maggiore incidenza sono l'India, che da sola registra più di 130mila nuovi casi l'anno, il Brasile, l'Indonesia e diversi stati africani, tra cui Repubblica Democratica del Congo, Tanzania, Mozambico, Madagascar e Angola.
Secondo l'OMS, dal 1985 la prevalenza della lebbra è scesa globalmente di oltre il 90% e quasi 15 milioni di persone sono state curate con la polichemioterapia, una combinazione di 3 medicinali tra cui il Dapsone, il primo farmaco attivo contro la lebbra messo in commercio negli anni quaranta.
Nonostante gli enormi progressi fatti, la condizione delle persone colpite dalla lebbra continua ad essere critica; solo una diagnosi e una cura farmacologia precoci possono ridurre il rischio di deformità a cui va inesorabilmente incontro il paziente lasciato a sé stesso. E sono in molti quelli che non hanno accesso ai servizi sanitari o che vengono isolati dalla comunità per lo stigma sociale che ancora si accompagna a questa malattia.
La lebbra, o morbo di Hansen, è una malattia infettiva cronica causata dal Mycobacterium leprae; il bacillo provoca lesioni cutanee e danni ai nervi periferici. La modalità di trasmissione è ancora incerta ma l'ipotesi più accreditata è la via respiratoria, attraverso le goccioline emesse con starnuti e tosse dalla persona infetta.
Più che a fattori climatici, la diffusione della lebbra nei paesi tropicali è dovuta alle condizioni socio economiche di molte aree, quali l'affollamento delle abitazioni, la scarsa igiene e la promiscuità; si ritiene infatti che la lebbra sia di per sé poco contagiosa e che l'infezione si verifichi quasi sempre in ambiente familiare.
La lebbra è presente anche nelle sacche di povertà dei paesi occidentali; per quanto possa sembrare impossibile, in Italia ci sono una decina di nuovi casi ogni anno, la maggior parte dei quali dovuti ai flussi migratori da aree endemiche.
Nei ricchi Stati Uniti, gli afroamericani infetti da toxocariasi, un'altra malattia tropicale negletta provocata da un verme nematode, sono più di tre milioni e in buona parte vivono nel delta del Mississippi e nella Louisiana devastata dall'uragano Katrina.

Nonostante l'alta prevalenza e il rischio che queste infezioni possano diffondersi sempre di più all'interno dei propri confini, l'impegno dei paesi occidentali nel fornire cure mediche e nuovi farmaci efficaci è largamente inadeguato. E i bisogni delle vittime delle malattie tropicali dimenticate rimangono in gran parte disattesi.
[Marzo 2010]

Medici Senza Frontiere
PLoS Neglected Tropical Diseases
G-FINDER: Global Funding of Innovation for Neglected Diseases
Aifo - Associazione italiana amici di Raoul Follereau

Leggi anche: Dossier Tropici - Tutti i numeri della dengue

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