Rarotonga, con le sue montagne ricoperte da foreste e una laguna color acquamarina che circonda tutta l'isola, è una piccola Tahiti. Solo che ci sono meno hotel appariscenti e più alloggi budget dove fermarsi.
Invece, Aitutaki è un po' come Bora Bora, una sintesi di atollo e isola alta, e una laguna considerata da alcuni viaggiatori la più bella del Pacifico.
Le isole Cook si trovano al centro del triangolo polinesiano, in quell'immensa regione fatta di tanto mare e poca terra, delimitata ai tre vertici dalle Hawaii, la Nuova Zelanda e l'isola di Pasqua: ad est delle Cook c'è la Polinesia francese, ad ovest Samoa e Tonga.
L'arcipelago è composto di 15 isole di origine vulcanica, convenzionalmente suddivise in due gruppi.
Le isole settentrionali si elevano pochi metri sul livello del mare e sono per lo più atolli corallini: il vulcano è sprofondato e al suo posto c'è un'ampia laguna.
Il gruppo meridionale invece è, geologicamente parlando, più giovane e anche più eterogeneo: comprende isole alte e montuose, come Rarotonga, e isole che stanno nello stadio intermedio, con ancora i resti degli antichi coni vulcanici e, allo stesso tempo, uno scheletro madreporico che già emerge dal mare, formando attorno all'isola una corona di piccoli motu. Aitutaki ne è un incantevole esempio.
E poi ci sono le isole sollevate, come Atiu, una stranezza geologica che si osserva in quest'arcipelago, a Niue, in un paio di isole delle Tuamotu e della Nuova Caledonia e nelle Trobriand di Papua Nuova Guinea. Sono il risultato di un innalzamento dal fondo oceanico dell'isola e delle scogliere ad essa associate, per opera delle forze tettoniche: le strutture coralline, che centomila anni fa giacevano sommerse, si sollevarono per decine di metri e morendo, crearono terrazzi corallini fossili, chiamati makatea.
Atiu si presenta con un entroterra di colline fertili, un margine esterno di makatea, aguzzo e costellato di grotte e caverne, e una stretta laguna chiusa da un reef pieno di vita marina. Fu scoperta nel 1777 dal solito capitano Cook, il quale tuttavia non arrivò mai a Rarotonga e delle 15 isole ne segnò sulle sue carte solo 5; cinquant'anni dopo un russo pensò comunque di dare il nome del grande navigatore a tutto l'arcipelago.
Le Cook sono un posto tranquillo, un angolo di mondo isolato dove vive una popolazione di circa ventimila abitanti, quanto quella di una nostra cittadina di provincia. La vita scorre con i ritmi di sempre, quelli della Polinesia francese di vent'anni fa: i cookislanders sono polinesiani veraci, considerati la gente più amichevole e ospitale del Pacifico.
Gli stranieri trovano una calda accoglienza e strutture di ottimo livello, a prezzi competitivi rispetto ad altre destinazioni, spesso troppo votate alle logiche onnivore dell'industria turistica.
Anche il folclore è genuino, le Cook vanno famose per le islands nights del venerdì sera: si comincia con un buffet di pollo, pesce, taro, riso e frutti dell'albero del pane e si prosegue con chitarrine, cori e percussioni: ragazzoni locali e belle danzatrici si scatenano al ritmo del tamurè, in uno spettacolo che coinvolge anche il pubblico presente. Si dice che persino i percussionisti di Tahiti abbiano più volte tentato di copiare i ritmi indiavolati delle Cook.
A "Raro", come tutti la chiamano, sanno come divertirsi: molti bar dell'isola hanno happy hours che cominciano a mezzogiorno e durano fino alle sei del pomeriggio.
Non che a questa gente manchino i problemi. Le Cook sono diventate indipendenti nel 1965, dopo una lunga dominazione britannica, seguita da un periodo di protettorato della Nuova Zelanda; ma in larga misura sono ancora dipendenti da questo paese, che elargisce aiuti per colmare il grave disavanzo dovuto alle scarse capacità produttive degli isolani.
Come nella maggior parte delle piccole nazioni del Pacifico, le importazioni superano di gran lunga le esportazioni, rappresentate principalmente dai settori delle perle, del pesce e dei fiori. I fiori sono il simbolo delle Cook, se ne vedono ovunque e se ne fanno profumate collane, che vengono spedite fin nelle Hawaii.
Un'entrata importante è costituita dalle rimesse degli emigrati che vivono numerosi in Nuova Zelanda e in Australia.
Chi ha deciso di restare ha trovato lavoro nell'industria turistica, l'attività economica che rappresenta la voce più importante del prodotto interno lordo.
I primi turisti ad arrivare alle Cook furono come al solito avventurieri, attori e scrittori famosi che ammaravano nella laguna di Aitutaki con gli idrovolanti della Tasman Empire Airways Ltd, oggi Air New Zealand. Erano gli anni 50, e la compagnia operava la leggendaria Coral Route, un servizio confezionato per pochi eletti che viaggiavano da Auckland a Tahiti, passando per Fiji, Samoa e Cook.
Il motu di Akaimai veniva usato come stazione di rifornimento dei velivoli; i passeggeri approfittavano della sosta di qualche ora per fare un tuffo nella laguna ma non mancavano i problemi tecnici, così lo scalo poteva anche durare qualche giorno. Il servizio continuò con Air New Zealand, che lo estese a molte altre isole: lungo la Coral Route si attraversava tutto il Pacifico, viaggiando da Los Angeles fino alla Nuova Caledonia senza limiti di stop con un unico biglietto valido un anno.
Ma l'island-hopping non va più di moda, i turisti vanno e vengono nel giro di due settimane e cercano un volo che li porti a casa nel minor tempo possibile. Così nel 2007 la Coral Route è stata definitivamente cancellata e chi vuole viaggiare tra Rarotonga, Papeete e Suva deve necessariamente passare per Auckland.
Gli innamorati del Pacifico troveranno alle Cook quell'atmosfera naturale e umana molto speciale che si respira in Polinesia all'ombra delle palme, davanti ad un tramonto infuocato o sul bordo di una laguna trasparente.
Intendiamoci, non che si tratti dell'ultimo paradiso, anche a Rarotonga la densità turistica è alta in certi periodi dell'anno, ma ci sono ancora molti posti autentici. Chi non ama la folla deve solo compiere lo sforzo di raggiungere le altre isole; in ogni caso, un viaggio alle Cook sarà sicuramente un'esperienza indimenticabile.