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Samoa


Milioni di anni fa, dopo una serie di prolungate eruzioni, una manciata di picchi vulcanici affiora dal mare nel cuore del Pacifico, poco a sud dell'equatore. Lunghi processi geologici e biologici formano poi lo scheletro calcareo della barriera corallina, la sabbia si deposita lungo le coste e la scura terra vulcanica si copre di vegetazione.
Secondo una leggenda fu invece il dio Tagaloagi a creare le Samoa e a dare inizio, da qui, al mondo.

Per i samoani Sa-moa vuole dire centro sacro; sacra era la loro terra prima dell'arrivo dei missionari e sacra hanno continuato a considerarla dopo, pur avendo cambiato nome al creatore: " Dio ci ha dato questi doni e siamo felici di dividerli con gli altri....il nostro incontro è sacro come le cime di due nubi che attraversano il cielo...come la rugiada del mattino..." frasi come queste s'intrecciano nel rituale, pronunciato dall'oratore che è portavoce del capo villaggio, prima dell'offerta della 'ava, la fangosa bevanda estratta dalle radici di kava, simbolo di benvenuto nella tradizionale comunità samoana.

Il ritmo lento e ripetitivo della vita quotidiana è scandito da lunghi periodi di riposo al riparo dalla calura nei fale, le capanne costruite da un basamento di pietra ovale e da una copertura, di palme o di lamiera, sostenuta da una serie di pilastri; niente muri, solo qualche stuoia che viene srotolata in caso di pioggia.
Di sera, le luci dei fale provvisti di elettricità lasciano intravedere momenti domestici di gente semplice, che vive in pace con il proprio Dio. Chiese e fale. E poi loro, i samoani, quasi tutti ben piazzati, con un lavalava a fiori annodato sui fianchi e le infradito ai piedi: questo, oltre alle belle spiagge, sono le Samoa.

In queste cattolicissime isole la domenica tutto si ferma, le campane cominciano a suonare fin dal mattino e la gente va a messa anche due o tre volte al giorno. Una società chiusa, conservatrice, forse un po' bigotta; dove quelle regole di fratellanza, che affondano le radici nell'antica cultura tribale polinesiana, sono rimaste a proteggere chi appartiene all'aiga, la famiglia allargata a capo della quale si trova il matai, cui è riservato il compito di gestire i beni di una comunità che non conosce concetto di proprietà privata.
La coscienza sociale è forte, così come lo è il rispetto verso i ruoli riconosciuti superiori; chi è fuori dalla protezione del clan o non ne rispetta le consuetudini è un disadattato, spesso dedito all'alcolismo o ridotto alla disperazione: così accade che in quest'angolo di paradiso tropicale ci sia un tasso di suicidi giovanili tra i più alti al mondo.

Anche se di una bellezza struggente, le Samoa sono un paese povero, dipendente dagli aiuti di altre nazioni e dalle rimesse degli emigranti; un terzo mondo tropicale dove arrivano pubblicità, telenovele e videocassette scadenti a far desiderare quello che non si ha: nemmeno le tradizionali Samoa sono totalmente immuni ai richiami dell'occidente.

I turisti che arrivano alle Samoa sono pochi rispetto a quelli che scelgono le spiagge patinate della Polinesia francese e delle Fiji. Chi arriva fin quaggiù si stupisce davanti alla prorompente bellezza delle lagune, del reef popolato di vita e del verde ancora rigoglioso delle foreste; ma soprattutto è rapito dall'atmosfera d'altri tempi che si respira ancora su queste isole.
Qualcuno però mugugna per l'assenza di vivacità o perché le spiagge non sono sempre attrezzate o per le limitazioni imposte dalle consuetudini sociali, come quella di non poter fare una nuotata davanti al villaggio la domenica.

Dopo il 30 settembre 2009 i turisti sono diventati ancora di meno. Quel giorno uno tsunami ha colpito l'arcipelago, causando 143 vittime e un numero imprecisato di feriti. La violenza delle onde ha devastato la linea costiera meridionale e sudorientale di Upolu, mentre le altre aree dell'isola e Savaii non hanno subito che lievi danni.
La ricostruzione, lunga e faticosa, ha richiesto molti sacrifici; alcune comunità non sono mai più riuscite a tornare nella propria casa e hanno ricominciato daccapo una vita lontano dalla costa. E le zone tra quelle più gravemente danneggiate dalle onde portano ancora i segni indelebili della tragedia.

Andare alle Samoa è come pagare un tributo al mito: Vailima, la casa di Robert Louis Stevenson, costruita sopra Apia all'ombra del monte più alto dell'isola, è meta di un pellegrinaggio alla memoria del leggendario Tusitala, il narratore di storie. La residenza dove lo scrittore passò gli ultimi anni della sua vita è stata trasformata in un museo: il fascino del luogo viene sfiorato solo dal confronto con le foto d'epoca che svelano le tante differenze di stile tra l'edificio originale e quello attuale, completamente ricostruito cent'anni dopo la morte dello scrittore.
Alla sera, l'appuntamento con danze e musica polinesiane è al fiafia night dell' Aggie Grey. Seduti ai tavoli del bar non ci sono più i personaggi di un tempo e anche l'albergo si è interamente rinnovato per accogliere i nuovi turisti; ma come si fa a mancare quel pezzo di storia che è l'hotel più mitico dei mari del sud?

continua a leggere: Perché andare - cosa puoi fare e cosa puoi vedere

     


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