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Kenya


L'Africa più amata dagli italiani, si potrebbe dire parafrasando un fortunato claim pubblicitario. Tanto amata che ogni anno un esercito di novantamila turisti sbarca in Kenya per le vacanze. Senza contare gli espatriati: cinquemila nostri connazionali hanno scelto Malindi per risiedervi stabilmente.
Perché il Kenya piace tanto? Perché ha buone strutture d'accoglienza, è a sole sette ore di volo dall'Italia, perché il costo della vita è basso, perché ha una costa lunga ben quattrocento chilometri, costellata di spiagge bianche e protetta da ampi tratti di barriera corallina, e perché gli scenari da mal d'Africa di sicuro non mancano.

Safari e spiagge, una combinazione vincente. Cominciamo dal safari. Ogni safari è un viaggio e ogni volta diverso. Osservare gli animali mentre cacciano, si fronteggiano, ruzzolano o accudiscono i propri piccoli, vederli nel loro ambiente naturale è già di per sé un'esperienza emozionante. Ma non è tutto qui.
Il segreto è saper cogliere certi momenti, come l'alba e il crepuscolo, quando i cieli si accendono di mille sfumature. Ma la savana è fatta soprattutto di canicola e luce accecante: l'aria incandescente sfuma i contorni e tutto diventa mosso, l'orizzonte, le lunghe piste di laterite rossiccia, le chiome ad ombrello delle acacie, le sagome degli animali che cercano rifugio all'ombra, le distese coperte d'erba e di spine.
Alla sera, dopo una giornata passata in jeep, i campi tendati accolgono i turisti con tutte le comodità e un lusso a volte inimmaginabile in ambienti selvaggi come le savane e le foreste. Forse persino esagerato: il servizio, le porcellane, gli addetti ai lodge in uniforme, il tè delle cinque o il caffè della sera attorno al fuoco, tutto sembra ricordare l’epoca dei colonizzatori bianchi.
Sono le seduzioni da vecchia stampa esotica, che molti si aspettano di trovare in Africa equatoriale; tutto sommato facili emozioni, concesse ai turisti ricreando ad hoc un'atmosfera che non c'è più.

Nel 1963, sull'onda indipendentista che stava percorrendo tutta l'Africa, il Kenya cessa d'essere una colonia. Gli inglesi, dopo una lunga guerriglia con i Kikuyu, cedono il passo al carismatico Jomo Kenyatta.
Finiti i tempi delle farm con centinaia di braccianti sottopagati e decine di servitori in giacca bianca e guanti, finito il tempo dei privilegi: gli inglesi, a cui va il merito di essere stati, nel bene e nel male, amministratori efficienti e abili fattori, lasciano il paese in mano ad una classe politica ancora acerba che, dopo alcune fondamentali riforme avviate da Kenyatta, si sostituisce ai vecchi padroni negli stessi privilegi.

L'industria vacanziera è una delle principali voci del bilancio nazionale; peccato che, insieme a indubbi benefici, la massificazione dei flussi turistici internazionali abbia portato, qui come altrove, una serie di guasti. In molte parti del paese i tratti culturali antichi sono mescolati a costumi sociali importati dall'occidente, svuotando e riducendo a folclore l'identità delle tribù che abitano gli altipiani.
C'è anche chi si è inserito nel circuito e da pastore transumante si trasforma in ranger o guida, riuscendo a ritagliarsi un ruolo per sé, il proprio clan e per la conservazione ambientale; ma si tratta di un'esigua minoranza.
Quanto alla fauna selvatica, vera protagonista del safari, è assediata ogni giorno da centinaia di veicoli che corrono sulle piste dello Tsavo e una volta avvistata la “preda”, si lanciano all'inseguimento fino a quando non l'hanno messa in angolo. Ma il paese è grande, i parchi sono tanti, dallo Tsavo all'Amboseli, dal Masai Mara al Samburu o al Monte Kenya, e riescono ad assorbire l'impatto.

Naturalmente c'è ancora un bel pezzo di Kenya che mantiene strette le sue tradizioni e conserva paesaggi e ambienti naturali, appena sfiorati dalla grande macchina del turismo. Uno di questi è il lago Turkana, verso il confine nordorientale con l'Etiopia: ci vuole un lungo e impegnativo viaggio in 4x4 e non tutti sono disposti a farlo.
Arida e selvaggia come poche altre regioni del Kenya, l'area del lago Turkana occupa la parte più bassa e aperta della spaccatura tettonica, nota come Rift Valley. Qui non esiste praticamente distinzione tra il rift e il deserto circostante.
Più a sud, invece, questo grande solco che taglia l'Africa orientale e che fu creato da enormi movimenti tellurici circa otto milioni di anni fa, ha imposto barriere e modificazioni al paesaggio: ad occidente predominano le foreste, ad oriente le pianure erbose della savana. Qui i nostri lontani antenati si divisero in due rami: una popolazione adattata agli ambienti di foresta, che diede origine agli scimpanzé, l'altra che si è evoluta nelle regioni orientali di pianura, da cui deriva la stirpe umana.

Se la regione nordorientale del Kenya è per gli antropologi di tutto il mondo la culla dell'umanità, la costa tra Mombasa e Malindi è il rifugio dorato di chi è alla ricerca di spiagge tropicali, palme fruscianti e divertimenti di ogni tipo.
Due realtà in contrasto, certamente non le uniche in questo paese dai mille aspetti, che può riservare ancora molte sorprese persino ai viaggiatori più disincantati.

continua a leggere: Perché andare - cosa puoi fare e cosa puoi vedere

     


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