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Costa Rica


Negli anni ottanta l'ecoturismo ancora non esisteva ma in Costa Rica si praticava già. Lo chiamavano pura vida. Con questo slogan un piccolo paese centroamericano, senza esercito ma con oltre un quarto del proprio territorio protetto da parchi e riserve, proponeva un esempio di sviluppo sostenibile e un modello di turismo rispettoso ed ecologico.
Oggi quel mondo di piante esotiche e animali selvaggi, di foreste e di vulcani, ha due milioni di turisti l'anno da gestire. E le cose non sono più tanto facili come un tempo.

Manuel Antonio, il più conosciuto parco nazionale del Costa Rica, è una striscia di foresta tropicale che si tuffa nel Pacifico. Un intreccio di sentieri conduce a Playa Espadilla e ad un altro paio di spiagge idilliache: qui si dà per scontato scorgere bradipi che sonnecchiano sui rami, coati dalla lunga coda ad anelli, coloratissime colonie di ara macao, iguane che vagano indisturbate come fanno da noi i gatti, e le onnipresenti scimmie cappuccino, quelle che vengono a rubarti la frutta dalle mani.
Da parecchi anni questo piccolo concentrato di meraviglie, appena 680 ettari, è meta di una processione interminabile di visitatori, che saranno pure rispettosi dell'ambiente, ma sono sempre tanti. Così tanti che in certe ore della giornata ci si mette in fila all'ingresso del parco.

Il Costa Rica ha un cuore verde ma, lungi dall'essere un paese remoto e selvaggio, ha spalancato le porte ai circuiti del turismo organizzato. Ai vacanzieri che durante la stagione secca prendono d'assalto i parchi nazionali va aggiunto quel nutrito popolo di pensionati nordamericani e di altre nazionalità che ha comprato qui la seconda casa e ogni anno viene a svernare ai Tropici.
In alcune aree del Guanacaste, la provincia nord occidentale dalle lunghe spiagge sul Pacifico, il settore immobiliare è letteralmente esploso: il cemento di villette e condomini invade la costa, i prezzi sono saliti alle stelle e i costaricani scappano via. Tamarindo, Playa Flamingo e altre famose località della zona sono ormai enclave straniere in cui non si parla nemmeno più spagnolo. E il territorio comincia a mostrare qua e là qualche segno di fatica. Malgrado ciò, la vocazione ecoturistica del Costa Rica non si è spenta e la natura resta ancora principale ricchezza di questa terra.

Immaginate l'intera biodiversità dei tropici chiusa in un barattolo ed ecco il Costa Rica: e' difficile trovare la stessa varietà di ambienti e paesaggi in un territorio così piccolo, grande a malapena quanto Piemonte e Lombardia messe insieme. La complessa geografia del Costa Rica e le differenze climatiche che ne derivano rendono conto di tanta varietà e ricchezza di vita.
Tre cordigliere messe in serie formano la spina dorsale del paese. A nord di San Jose troviamo una decina di giganti semi-addormentati, ma dal carattere irrequieto, che di solito si limitano a brontolare e a starnutire acido solforico; a sud non ci sono vulcani attivi ma vette che sfiorano quota 4.000; nel mezzo, un altopiano coperto dal verde scuro delle piantagioni di caffè.
La foresta fascia i fianchi dei vulcani, avvolge le vallate, spingendosi fin sulle pianure e lungo le coste. Solo che non è mai la stessa. In Costa Rica ci sono infatti almeno quattro tipi diversi di foresta: la foresta nebbiosa, compatta, sempreverde e costantemente avvolta dalle nuvole, come nelle riserve di Braulio Carrillo, del Volcano Poas e di Monteverde; la foresta tropicale secca, composta per la maggior parte da alberi decidui, come a Santa Rosa, Palo Verde e Manuel Antonio; la foresta tropicale umida, con piante sia decidue che sempreverdi e la foresta pluviale, quella con strati e strati di vegetazione e chiome che arrivano fino a 40 metri di altezza.
Qui è racchiuso il 6 percento circa della diversità biologica dell'intero pianeta, l'equivalente di un numero grande a piacere di specie animali e vegetali. Per proteggere questi diversi ecosistemi il governo del Costa Rica ha istituito parchi nazionali un po' ovunque, tanto che gli incontri con scimmie urlatrici, pecari, tapiri, basilischi, pappagalli, colibrì e tantissimi altri mammiferi, rettili e uccelli sono costantemente a portata di gambe e di occhi.

E il mare? Il Costa Rica è bagnato da due oceani e il suo litorale riserva tante altre belle sorprese. Le spiagge, specialmente quelle lungo la costa pacifica, sono la quintessenza del sogno tropicale: lunghe, ombreggiate dalla fitta vegetazione, brulicanti di piccole conchiglie, con tanto di ospite che se le porta a spasso mentre l'onda insegue la risacca. Insomma, ogni viaggio in Costa Rica può ancora essere una scoperta, una piccola avventura.

Ogni Eden ha però il suo serpente e nel giardino dei costaricani il serpente è un malessere strisciante, sconosciuto prima, che si chiama insicurezza: cresce al crescere dei fenomeni di violenza, corruzione, delinquenza e banditismo legati al narcotraffico, la cui ombra si allunga e spinge la gente ad acquistare sempre più armi per proteggersi. E' un amaro paradosso così tante armi da fuoco registrate in un paese che ha svuotato gli arsenali e dichiarato pace al mondo e a se stesso.

Sono passati più di sessantanni da quando il Costa Rica ha abolito l'esercito; da allora, se si esclude qualche scaramuccia di confine con il Nicaragua, non ci sono state guerre o invasioni che richiedessero l'uso delle forze armate.
“Più professori, meno soldati”, ecco in sintesi il concetto da cui sono partiti. Convinti che non servisse un esercito per sconfiggere l'ignoranza, le malattie, il degrado ambientale ed altri grandi mali, in Costa Rica hanno destinato alle università, agli ospedali e ai programmi di conservazione della natura i fondi risparmiati dalle spese militari. Risultato: nella classifica mondiale degli indici di sviluppo il Costa Rica è al 48° posto e può vantare un tasso di alfabetizzazione del 96 percento, impensabile per altri paesi centroamericani.
Oggi ci sono più poliziotti per le strade, è vero, ma nessuno si sognerebbe di rimettere in piedi un esercito.

Il Costa Rica può ancora essere un modello di pace e di civiltà e un esempio concreto di come far crescere un paese lasciando crescere anche le foreste. A ben guardare, la filosofia del buon vivere, quella del pura vida, si è un po' offuscata ma non ha perso del tutto la sua forza.

continua a leggere: Perché andare - cosa puoi fare e cosa puoi vedere

     


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