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Martinica


Ogni isola caraibica ha la sua spiaggia da cartolina, la sua perla, il suo capolavoro: quella di Martinica è Les Salines, una lunga e dorata distesa di sabbia, incorniciata dalle palme da cocco. Alle sue spalle niente cemento, solo tavolini da picnic e qualche furgoncino che vende panini; e come tutte le spiagge più celebrate, Les Salines è frequentata sia dai turisti sia da molti locali, che si danno appuntamento durante i fine settimana per abbondanti grigliate a suon di musica sotto le palme.

Prima di andare a Martinica non dimenticate di rispolverare il vostro francese, raccomandano tutte le guide turistiche. Per forza, l'impronta della società martinicana è tutta francese: sono francesi le scuole, i trasporti, i negozi e sono francesi l'amministrazione, le forze di polizia e i militari. E più francese che mai è la passione per la petanque.
Per i turisti è una pacchia, un sogno tropicale con tutte le comodità di un paese europeo, senza malattie e senza conflitti.

La Martinica è un dipartimento d'Oltremare, cioè una provincia periferica dell'Unione Europea a tutti gli effetti; si paga in euro ma, quanto a identità, l'isola è nera come quasi tutto il Caribe, risultato di secoli di meticciato tra schiavi importati dall'Africa e coloni europei.
Ed è una società piuttosto classista; i békés, creoli bianchi discendenti dagli antichi proprietari terrieri, sono appena l'uno percento della popolazione ma controllano tuttora i settori chiave dell'economia locale, dal turismo ai commerci.

Mentre i sussidi annuali che la Francia destina ai suoi territori vanno a coprire gli stipendi dei funzionari pubblici, il sistema economico, regolato sul vecchio modello coloniale monopolistico, ristagna e l'isola importa il 90% di quello che consuma. Con l'inasprirsi della crisi globale, i prezzi dei prodotti importati crescono, i salari rimangono a livelli minimi e la disoccupazione dilaga.
Il malessere in Martinica è scoppiato nel febbraio del 2009, sull'onda dei disordini cominciati nella vicina isola di Guadalupa, e per quaranta giorni migliaia di manifestanti in sciopero hanno paralizzato le strade dell'isola.
Alle rivendicazioni economiche si somma il disagio sociale che nasce dalle disuguaglianze prodotte in passato da schiavitù e colonialismo e riemergono questioni d'identità razziale mai risolte; problemi comuni ad altri ex possedimenti francesi, decolonizzati sul piano politico ma non su quello economico, e rimasti apparentemente sopiti nell'atmosfera distesa e solare dei tropici. Questioni che nemmeno sfiorano i visitatori; a chi è di passaggio l'isola si presenta con la sua calda accoglienza, una piacevole atmosfera, ottimi servizi e i lussuosi alberghi sulle spiagge di Trois Ilet.

Sotto certi aspetti Martinica può rivelarsi una vera sorpresa: per essere un'isola perfettamente attrezzata ad accogliere i turisti, il verde brillante della vegetazione prevale ancora sul cemento.
Dense foreste e selve umide scendono lungo le pendici dei Piton du Carbet, i massicci vulcanici dell'entroterra settentrionale. Corsi d'acqua formano cascate e laghetti circondati da una vegetazione varia e abbondante: giganteschi gommiers blancs coperti di liane ed epifite, felci arborescenti che aprono il loro ombrello a due metri d'altezza tra una profusione di bromeliacee, heliconie e altri fiori tropicali.
La foresta martinicana copre circa 40.000 ettari, una superficie che corrisponde a più di un terzo dell'isola. L'altitudine e l'esposizione agli alisei, che soffiano costanti, determinano la natura della vegetazione: a mano a mano che si scende di quota, i grandi alberi lasciano il posto a palme, manzanigli, raisiniers e mangrovie, che si sviluppano vicino al mare e sui bordi delle spiagge.

A nord, il Mont Pelée incombe sull'isola ed è insieme una minaccia e una ricchezza: è un vulcano giovane, ancora attivo, che nel 1902 distrusse la vecchia capitale Saint-Pierre e sterminò i suoi abitanti. Le sue pendici sono coperte di cenere ma più a valle, sui fianchi fertili fecondati dalla lava, si coltivano banane e ananas.
Negli ultimi decenni le piantagioni di banana hanno via via soppiantato la monocoltura a canna da zucchero, che aveva dominato l'economia dell'isola fino alla seconda metà del XX secolo; tuttavia, i campi coltivati a canna occupano ancora un ruolo importante nel paesaggio e nella tradizione della Martinica, che è uno dei pochi posti al mondo dove si continua a produrre il rum agricolo.
Qui, come a Guadalupa, la regola è consumarlo sotto forma di ti' punch. Basta sedersi a tavola che arriva la bottiglia di rum, accompagnata dallo zucchero di canna e da un bicchiere con alcune fettine di lime; così ognuno si prepara da solo l'aperitivo mentre il pranzo cuoce. Dopo un paio di volte anche il turista diventa esperto, è un rituale che fa parte del gioco e parteciparvi fa crescere l'illusione di conoscere quel luogo da sempre.

Le spiagge hanno fisionomie molto diverse: alcune si tingono di un nero intenso per la vicinanza del vulcano, altre sono di sabbia bianca, composta di minuscoli frammenti di corallo. Sul versante caraibico si trovano ampie baie riparate e facilmente accessibili, con mare calmo e trasparente dove si può nuotare in tutta sicurezza; la costa atlantica è invece modellata dalle onde e il paesaggio offre aspri promontori e lunghe spiagge selvagge e semi deserte, dove si danno appuntamento gli amanti della tranquillità e gli appassionati di wind surf e kite surf.

Turismo balneare ma non solo, a Martinica le proposte alternative non mancano: visitare una distilleria e una habitation créole, passeggiare nei magnifici parchi e giardini, seguire decine di itinerari di foresta nel parco naturale regionale e pernottare in una fattoria.

E poi a tavola. Nelle pentole antillesi cuociono prodotti e ingredienti ereditati da quattro continenti: il lambì e i granchi di terra, di cui erano ghiotti i bucanieri, il maialino da latte o le lenticchie, portate dai francesi, il calalou e il bélelé, di origine africana e il riso, la curcuma e le spezie aggiunte dagli indiani.
Non c'è che dire, Martinica può vantare una gastronomia meticciata almeno quanto i suoi abitanti; e un'identità creola, tipica del Caribe, in un'isola che non è Francia e non è nemmeno America latina.

continua a leggere: Perché andare - cosa puoi fare e cosa puoi vedere

     


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